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16 Maggio 2010

     

 

 


Finalmente dopo una settimana (senza considerare le precedenti!) di piogge torrenziali, ci aspetta una domenica soleggiata, anche se ventosa, con temperature in rialzo (26°C)

Ore 10.25 - Appuntamento all’uscita dell’autostrada di Arona.
Presenti all’appello:
Alberto e Rossella, Maurizio, Marco alias Ferlo con tanto di targa, Paolo e Roberta, Roberto senza Ketty, Roberto e Lidia e noi Ivan e Federica. Totale partecipanti 11 per un totale di 7 mezzi!
Dopo i saluti, pronti in sella, si parte per Cannobio evitando il centro di Arona per evitare l’intenso traffico.
Percorrendo così la Strada dei Fiori lungo la quale, grazie al clima temperato umido del Lago Maggiore, è possibile ammirare molti generi di rare piante ornamentali; costeggiamo il lago ad andatura moderata per ammirare il panorama attorno dondolati da dolci curve e, forse, anche un po’ dal vento!
Le barchette in mezzo al lago in burrasca per il forte vento, sbattono giù di poppa e sù di prua come travolte da una tempesta improvvisa a ciel sereno.
Dò uno sguardo allo specchietto e noto che il serpente di scooter dietro di me sembra davvero strisciare a destra e a sinistra permettendomi di vedere ogni singolo partecipante fino all’ultimo; solo in qualche tratto, in prossimità delle località più turistiche, il serpente si “allunga” quasi sembra voler “cambiare pelle” ma, appena possibile, si ricompone: ci siamo tutti!
Nelle vicinanze di Cannobio il traffico è rallentato e, in occasione del mercato domenicale, anche i parcheggi sono completi ma per i nostri due ruote fortunatamente si trova sempre una sistemazione.

Ore 12.00 - Posteggiati i mezzi, per la gioia di noi zavorrine, ci sparpagliamo fra la folla, per la maggior parte composta da stranieri, e tra le infinite bancarelle colorate.
Subito balza all’occhio che i prezzi, probabilmente per la presenza dei turisti, sono più elevati rispetto ai mercati di paese che abitualmente frequentiamo però, lasciatecelo dire, è sempre bello sbirciare qua e là alla ricerca di un “non so cosa” da comperare.
Oggi per me niente acquisti ma in compenso un buon aperitivo!

Ore 13.30 - Ritrovo al parcheggio pronti per ripartire alla ricerca di un posticino per pranzare!
Imboccando la strada per la Val Cannobina, alternando tratti di strada all’ombra creata dagli alberi sul ciglio della strada e tratti ai diretti raggi del caldo sole e, curva dopo curva, appare davanti ai nostri occhi una spiaggetta caraibica, anzi cannobica, dalle acque calme e limpide. Non sembra vera.
E’ l’ideale per consumare il nostro pranzo al sacco e, senza pensarci su due volte, posteggiamo i mezzi e ci incamminiamo lungo il sentiero che conduce alla spiaggia quando, come per miraggio, in mezzo ad un prato, notiamo due tavoli di legno con tanto di panche e fontanella d’acqua!
Inutile dire che ci impossessiamo subito del territorio e imbandiamo la tavola di ogni prelibatezza dalle patate (ormai non se ne può fare a meno!) ai vari panini imbottiti, toast, piadine per terminare con meringhe, torta alle mele e grappa di mirtilli: un vero e proprio banchetto!

Ore 14.30 – Non resistiamo alla tentazione di proseguire per il sentiero e goderci la spiaggia vista precedentemente dalla strada quindi, a pancia piena, ci incamminiamo e, da lì a poco fra un albero e un altro, si apre davanti a noi uno scenario da fiaba!
La spiaggetta dorata è incantevole, le acque che la bagnano sono fredde ma limpide, rimaniamo stupiti da tale bellezza!
Maurizio, forse per nostalgia della sua vacanza appena trascorsa, forse per il caldo o più probabilmente preso da un colpo di sole, si denuda e, davanti ai nostri sguardi increduli, si lancia in acqua! Che coraggio, complimenti, ora possiamo dire che la stagione è aperta a tutti gli effetti!
Dopo essersi fatto immortalare da tutte le macchine fotografiche presenti, grazie al cappellino nero firmato Tucano Urbano-Scooter Adventure di Ivan, Maurizio riesce a uscire dall’acqua quasi inosservato…hihihi… se qualcuno desidera qualche foto mi contatti!

Ore 15.10 – Il nostro giro di oggi prevede altre tappe, siamo solo all’inizio quindi, ancora divertiti, ci rimettiamo in sella pronti ad affrontare altre curve per raggiungere Gurro e il suo museo etnografico.
Oggi fa veramente caldo e non possiamo che apprezzare l’ombra e la frescura che ci accompagnano lungo l’unica strada che ci conduce a questo caratteristico paesino piemontese oggi di soli 300 abitanti ma che un tempo era il più grande e popoloso della valle.
Qui a Gurro, nel secolo scorso, venne alla luce una necropoli di epoca romana e la leggenda più curiosa che questo paese custodisce con orgoglio è quella dell'origine scozzese di alcune sue famiglie dalle quali deriverebbe il loro curioso dialetto diverso da tutti gli altri della valle.
Al nostro arrivo apprendiamo che la piazza principale del paese, dove tra l’altro si trova il museo, è chiusa per lavori quindi, parcheggiati gli scooter proprio vicino ad una fontanella di montagna della quale approfittiamo per bere dell’acqua fresca, facciamo quattro passi per raggiungere il museo, un edificio storico risalente alla fine del ‘700.
Il Museo Etnografico di Gurro e della Valle Cannobina raccoglie oggetti tradizionali e costumi della valle donati da parte della popolazione locale: dagli abiti ai pizzi, dai giocattoli al vasellame, dagli attrezzi per la lavorazione della lana a quelli per fare il burro.
Due signore molto disponibili aprono le porte del museo appositamente per il nostro gruppo, entriamo e scopriamo una vera e propria casa com'era un tempo. In cucina troviamo la credenza, la cassa per le provviste, le stoviglie in legno, la scodella per mangiare polenta e latte, i cucchiai, il mestolo, il secchio dell'acqua che si estraeva dai pozzi, il pavimento in piode.
Il letto in legno con le testiere e le sponde, varie culle intagliate, il materasso di foglie di faggio, il drappone, tessuto con ordito di canapa filata a mano, la trapunta, le lenzuola di canapa, la cassa per la biancheria e, alla finestra, un doppio ordine di tende ricamate.
Sono esposti anche attrezzi e utensili vari, per lo più realizzati in legno, per i lavori artigianali, per l’arredamento della casa, per l'agricoltura. Tra questi gli strumenti di filatura, il telaio per la tessitura, strumenti per la pettinatura, conocchie, fusi, guindolo, filatoio.
Alcuni manichini vestono i costumi tradizionali della valle, che variano da villaggio a villaggio e da età a età, con gonne, sottovesti pieghettate di vario colore, scialli, camicie di canapa, i caratteristici peduli (calzature tipiche), ricami e merletti... Sono esposti anche capi di biancheria lavorata e ricamata con buon gusto.
Facciamo poi una passeggiata fra le vie del paese e non posso fare a meno di notare le tante case diroccate, abbandonate, Gurro mi ha dato l’impressione di un paese tanto particolare quanto lasciato all’abbandono, ne rimango delusa e forse per curiosità, con Maurizio, decido di concedermi un caffè nell’unico bar, se così si può chiamare, del paesello.
Il bar circolo è una spoglia sala arredata di semplici tavoli e sedie dove alcuni ometti anziani giocavano a carte, almeno fino al nostro arrivo; mi sono sentita osservata per tutto il tempo del caffè, forse ci hanno scambiati per dei marziani con il nostro abbigliamento “da moto” e chissà, forse ne stanno parlando ancora oggi.
Ritorniamo al punto di partenza e abbiamo anche la fortuna di vedere e di scambiare due parole, ma davvero due, con le anziane donne del posto vestite con i costumi tipici della valle.

Ore 16.30 - Ripartiamo alla volta di Malesco dove salutiamo Marco e Roby & Lidia che decidono di rientrare a casa mentre noi procediamo per la Centovalli.
E’ sempre un’emozione grande percorrere le strade di questo territorio selvaggio in cui si alternano ruscelli d’acqua purissima e vigneti, boschi di castagni e villaggi arroccati sui pendii; ci troviamo fra i 900 e i 600 m di altitudine, l’aria è fresca e il serpentone di scooter si diverte fra curve e controcurve e mi piace pensare che sia così perché si trova nel suo habitat naturale…
Proseguiamo per Locarno e, costeggiando il lago, rientriamo in Italia dalla dogana di Zenna (naturalmente dopo aver fatto rifornimento di carburante!) per raggiungere la Valganna quindi Varese.
A questo punto, dopo circa 250 Km e tante risate, ci salutiamo con Paolo & Roberta e Roberto che fanno rientro verso casa mentre noi, in compagnia di Alberto & Rossella e Maurizio, ci dirigiamo verso la vicina Cantello dove ci aspettano Edo e Flora, ancora senza scooter, per approfittare della Sagra dell’asparago e cenare insieme.
La serata si conclude in allegria intorno ad un tavolo imbandito di specialità a base di ottimi asparagi bianchi: una bontà che dà il tocco finale a questa bellissima giornata trascorsa con gli amici di Scooter Adventure!

Federica


 

 

 

 

 

Le Foto